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FORMAZIONE SOSTENIBILE

 

Negli ultimi mesi abbiamo intrapreso una serie di approfondimenti sul ruolo della formazione, in ogni area di applicabilità, e sull’importanza della sua sostenibilità.     

 

FORMAZIONE SOSTENIBILE A SCUOLA 

Tutti siamo stati utenti della Scuola, che costituisce la nostra prima esperienza di riferimento per un apprendimento organizzato e istituzionale, quindi ciò che la Scuola è stata per ciascuno di noi ancora ci influenza in molti momenti, situazioni e decisioni importanti della nostra vita, più di quanto possiamo credere e in modi mirabilmente sottili. Per questo la formazione di tutto il personale, docente e non, è della massima importanza e deve anche qui essere sostenibile. Anzi, qui prima che altrove! 

Soprattutto negli ultimi dieci anni le attività formative per i Docenti e il personale a Scuola si sono moltiplicate e sono diventate pratica consolidata. Questo è il punto di partenza positivo e importante. 

Ma quando la formazione per gli insegnanti è sostenibile? 

Può trattarsi di un aggiornamento legato alla propria materia d’insegnamento, a un metodo innovativo, a uno strumento tecnologico o ai limiti e alle opportunità offerte da una nuova normativa o riforma. Può trattarsi di un’occasione per crescere come persona-professionista valorizzando se stessa e il ruolo che ricopre. Può trattarsi di un’esperienza particolare, svolta per esempio all’estero, o di conoscenze che attingono a campi diversi da quello scolastico, ma in qualche modo contigui, come il mondo dello sviluppo infantile e adolescenziale o delle difficoltà di apprendimento… Tutto offre spunti utili! 

QUANDO LA FORMAZIONE PER GLI INSEGNANTI E’ SOSTENIBILE 

La conoscenza e l’esperienza che abbiamo relativamente al mondo degli Insegnanti e all’area dell’apprendimento ci porta a tre considerazioni: 

  1. La formazione diventa sostenibile quando non è solo confinata a un corso o un’esperienza. “Per quest’anno ho dato: ho collezionato ben 84 ore di attività formative”. Sì, però le ho lasciate lì, nel materiale fornito, nei miei appunti, nei miei commenti “Interessante, ma da noi non basta certo…”. Non ho attivato esperienze e prove, né contatti o confronti. La modalità di pensiero deve essere quella di chi trova elementi “formativi” in ogni situazione, in un articolo di giornale, una spesa al supermercato, una cena con gli amici, un ciclo di conferenze, una difficoltà personale che cerchiamo di superare… La “mente in formazione” non dorme mai… Altrimenti avremo a che fare solo con adempimenti, anche se completati con un certo interesse e con la speranza che funzionino. Cosa che ci porta alla seconda considerazione. 
     

  2. La formazione diventa sostenibile quando non si cerca una soluzione esterna “chiavi in mano” che, una volta applicata, farà andare le cose come noi desideriamo. Troppo spesso la richiesta è di avere qualcosa di “pratico” e “immediatamente applicabile”, uno spunto operativo già pronto e confezionato. Richiesta comprensibile, che trascura una vasta parte della questione: chiederemmo mani abili nel dipingere, senza “perdere tempo” in cose teoriche come il modo di pensare alla pittura, di sentirsi nel momento in cui prendiamo in mano il pennello, di gestire i nostri valori e messaggi? Il metodo didattico “avanzato” da usare in classe non è una formula magica: quanto approfonditamente lo conosciamo? Come lo usiamo? Quanto ne usiamo? Come ci sentiamo e cosa pensiamo mentre lo usiamo? Abbiamo un piano B, per applicare quei correttivi che lo renderanno adatto proprio alla nostra specifica situazione? Abbiamo un’idea precisa delle conseguenze che si creeranno utilizzandolo? E abbiamo pensato a come gestirle? Altrimenti, alla prima difficoltà o incongruenza, non ci resterà che accantonarlo perché inefficace, troppo teorico, superato, in attesa del prossimo elisir miracoloso. 
     

  3. La formazione diventa sostenibile quando mettiamo cura e attenzione nelle relazioni, che devono contemporaneamente essere rispettose dei ruoli (nostro e altrui) e paritarie. Si tratta qui di una questione di capacità comunicative, che non sono una dote innata o una propensione personale, ma vanno coltivate con percorsi appropriati, nei quali sviluppiamo per primi noi stessi e il modo in cui ci poniamo. Insomma, occorre smettere di inseguire e fare invece un passo indietro, vedere eventi e comportamenti alla moviola senza interpretazioni e letture di tipo psicologico bensì alla luce dei principi di una comunicazione funzionale e di una gestione delle relazioni e delle emozioni che porti con sé una mentalità collaborativa e ampia, non contrappositiva e limitante. Solo così potremo poi fare molti passi avanti! E questo ci aiuterà molto anche nelle relazioni con le famiglie. Conoscere una materia, saperla insegnare e saper gestire relazioni di apprendimento sono tre aree complementari, ma diverse, che richiedono competenze e riflessioni diverse.

 

FORMAZIONE SOSTENIBILE: SI PUO’ 

La qualità di una formazione sostenibile è un progetto realizzabile. Non leggero e superficiale, non facile, ma possibile e ricco di soddisfazioni e di aree di miglioramento. “Innovativo e avanzato” sono criteri di scelta insufficienti. 

Abbiamo realizzato un’attività formativa, in merito all’alleanza educativa famiglia-scuola, che ha visto in aula assieme genitori e insegnanti, evento che ha offerto ben più degli argomenti sviluppati nel corso: si è trattato di un concreto messaggio di collaborazione possibile e utile. 

Abbiamo realizzato un’attività formativa rivolta a una rete di istituti, diversi per ordine e grado, ciascuno dei quali ha inviato un certo numero di docenti per partecipare assieme. Si è trattato di un concreto messaggio di confronto, di scambio, di apertura. E di risparmio economico! 

Continuiamo a realizzare, per gli insegnanti che hanno partecipato a queste attività, una rubrica periodica di riflessioni e suggerimenti per una più soddisfacente gestione dei rapporti tra genitori e insegnanti. Si tratta di un concreto messaggio di continuità della formazione oltre l’evento e di riflessioni e spunti teorico-operativi. 

Il tutto grazie principalmente all’iniziativa di un solo Istituto e di un solo Dirigente della provincia di Cosenza. Quindi si può! 

E se non sono spunti direttamente operativi questi…?!? 

Ileana Moretti e Vincenzo Palma