FORMAZIONE SOSTENIBILE: L'ATTENZIONE

 

 

 

Ci sembra importante soffermarci sugli aspetti dell’attenzione: la sostenibilità e la formazione sostenibile sono particolarmente legate alla nostra capacità di dare attenzione e di concentrarci. 

Molte ricerche ci informano del fatto che la capacità di essere attenti a qualcosa (informazioni, letture, lezioni, persone, elementi esterni e interni a noi) è sempre più ridotta. Se cinquant’anni fa si consigliava al relatore in una conferenza di sfruttare bene il primo quarto d’ora, questo tempo si è poi ridotto a tre minuti, a due, a una trentina di secondi e recentemente –così pare- i secondi sono passati da dodici a otto al massimo. Il che significa che voi avete già smesso di leggere da un po’ e quindi che noi stiamo scrivendo per niente. Il che significa anche che, tra non molto, i secondi passeranno da otto a tre e poi… E poi? Siamo certi che questo trend di declino sia ineluttabile? 

L’attenzione e la concentrazione sono abilità come molte altre che possediamo; ci sembra normale esercitarci per imparare a guidare, per imparare l’inglese, per gestire un gruppo, per poter utilizzare un nuovo strumento o un nuovo programma informatico. Ci sembra normale che, se non andiamo sugli sci per un certo periodo, la prima volta che riprendiamo a usarli dobbiamo farlo con maggiori precauzioni per recuperare la nostra forma migliore. Per qualche motivo incongruente invece i media, quelli stessi che ci inondano di informazioni alle quali vorrebbero che noi prestassimo attenzione, cercano di convincerci che la nostra capacità di attenzione è inesorabilmente in calo ed è inferiore a quella di un pesce rosso, che pare regga per ben nove secondi… 

L’attenzione non è come il colore degli occhi: puoi usare le lenti colorate, ma sotto resteranno sempre del loro colore naturale. L’attenzione può essere educata. O meglio DEVE essere educata e allenata, come ogni altra capacità. A partire dai bambini piccoli, in modi e tempi che si possono organizzare e sperimentare adeguatamente, non certo come un’imposizione o una marcia forzata. Metodi e possibilità non mancano… 

Possiamo accrescere la nostra concentrazione se ci serviamo per esempio di strategie sensoriali funzionali, che fanno parte della vasta area sia dell’apprendimento, sia dell’imparare a imparare. E sia della formazione! Se è tale. 

Certo, rimane il fatto che siamo continuamente bombardati da un’incredibile quantità di stimoli ai quali ci viene richiesto di dare attenzione. D’altra parte anche i nostri progenitori, all’epoca in cui vivevano ancora nelle caverne, nell’attraversare una foresta o durante una battuta di caccia dovevano dare attenzione a una quantità incredibile di stimoli –diversa ma non inferiore alla nostra- per non rischiare di finire divorati dagli animali o vittime di altri pericoli naturali… 

In effetti il nostro cervello è organizzato per sfrondare una grande quantità di input che ci arrivano e per ordinare in modo utile la parte che accogliamo, seguendo criteri di importanza, di tempistica, di necessità.  

Inoltre in soccorso alla nostra mente razionale e consapevole, che può elaborare un numero relativamente modesto di informazioni per ogni unità di tempo, arriva la nostra mente inconscia, che nella stessa unità di tempo è in grado di elaborarne molti di più, con un rapporto di grandezza simile a quello che c’è tra un pallone e un campo da calcio. 

La questione è che, per gestire in maniera a noi confacente la grande quantità di stimoli che ci circondano, entrano in gioco molti elementi contemporaneamente. 

L’acutezza sensoriale, che è in grado di operare significative distinzioni fra stimoli e che troppo spesso è poco coltivata. 

Le strategie sensoriali e cognitive, che ci facilitano o ci rallentano nell’apprendere e, in correlazione, nel gestire e organizzare gli stimoli. 

Le emozioni, che processano in tempi rapidissimi una gran mole di informazioni, anche se in modo un po’ sommario, e che spesso lasciamo incolte invece di educarle e di imparare a riconoscerle e gestirle con equilibrio. 

La logica e la razionalità, che processano le informazioni con molta precisione, ma in maniera sequenziale, soffrendo in caso di sovraccarico. 

I valori, che si riferiscono a cosa è importante per noi e non a cosa ci piacerebbe che fosse importante, tenendo comunque conto che viviamo in una collettività e che non siamo monadi confinate ciascuna su un’isola deserta. 

Le convinzioni, che sono una significativa sintesi delle nostre esperienze e che a volte, invece di incoraggiarci, ci limitano; se sono convinto che l’importanza di un manager si valuti in base alla quantità di sollecitazioni ricevute…il sovraccarico cognitivo è assicurato, la performance no. 

È vero, veniamo continuamente raggiunti da stimoli che rasentano la spazzatura, e che sfruttano le nostre propensioni emotive primarie per essere accolti: quando le prime file si alzano sulla punta dei piedi per vedere meglio il corteo che passa, anche le file successive si mettono in punta…e alla fine tutti vedono come prima, solo con più fatica… 

È fondamentale ricordare che le informazioni, gli stimoli, gli input non dono “data” ma sono “capta”, vale a dire che non hanno volontà propria di entrare nella nostra sfera di attenzione, ma che diventano informazioni proprio e solo nel momento in cui noi le prendiamo, le catturiamo, le accogliamo. Si tratta in definitiva di lavorare sui modi e sui criteri con cui prendiamo, catturiamo, accogliamo, diamo loro attenzione, così saremo noi il capostazione che gestisce il traffico, anche quello più pesante e numeroso della stazione più grande del nostro continente.  

 

E questo, guarda caso, è uno dei compiti principali della formazione, se vuole essere tale e vuole essere sostenibile.  

 

Ileana Moretti e Vincenzo Palma

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